Tassa Airbnb aggiornamenti: il Consiglio di Stato accoglie il ricorso

Tassa Airbnb aggiornamenti dicembre 2017: si riapre la partita tra Airbnb da una parte, il governo e Federalberghi dall’altra. Il Consiglio di Stato ha accettato il ricorso presentato dalla piattaforma leader degli affitti brevi. Questo risultato è come il gol del pareggio al 90° minuto. Cosa cambia per gli host e per chi si occupa di affitti turistici?

Tassa Airbnb news: la storia completa

Al centro della partita c’è la legge (D.l. 50/2017, commi 5 e 5-bis) che la scorsa estate ha introdotto la cedolare secca al 21% per gli affitti brevi, ossia quelli che durano meno di 30 giorni (per la locazione turistica lunga, l’opzione con la cedolare secca era già prevista da tempo). Le nuove regole obbligano Airbnb e gli altri intermediari a versare personalmente la tassa nelle casse dello Stato, prelevandola al proprietario tutte le volte che un ospite paga online attraverso la piattaforma. Ecco perché la legge è stata ribattezzata tassa Airbnb. Per altri approfondimenti leggi l’articolo sugli affitti brevi.

Airbnb ha dato battaglia sin da subito contro queste nuove regole. Non ha mai versato quanto doveva, adducendo ragioni di carattere tecnico. Non ha richiesto agli host la tassa. Ha fatto ricorso prima al Tar del Lazio poi al Consiglio di Stato. Ecco un breve riepilogo di cosa è accaduto da ottobre alla notizia più fresca.

Airbnb tasse
Tutti gli aggiornamenti sulla tassa Airbnb

18 ottobre 2017: il Tar del Lazio respinge il ricorso Airbnb

Il Tribunale Amministrativo del Lazio boccia il ricorso presentato dalla multinazionale statunitense (ordinanza 5442/2017). Secondo il Tar con le nuove norme:

  • non si favorisco altri operatori, come ad esempio Booking (che non è toccato dalla riforma perché non incassa i pagamenti);
  • non è vero che Airbnb dovrà sostenere costi così elevati per riorganizzarsi e raccogliere la tassa dai proprietari tali da perdere competitività in Italia;
  • l’interesse pubblico nella lotta al nero affitti prevale su quello di Airbnb.

27 novembre 2017: l’Antitrust dà ragione ad Airbnb

Di parere completamente opposto l’Antitrust. Secondo il garante, l’art. 4 della legge sulla cedolare secca per gli affitti brevi potrebbe ridurre la concorrenza nel settore. Infatti, per l’Autorità che viglia sulla Concorrenza e il Mercato, piattaforme come Airbnb hanno reso più semplice il pagamento digitale e hanno favorito la crescita economica. Sempre l’Antitrust scrive nel bollettino n. 45 del 2017, che anche i turisti, i viaggiatori e chiunque abbia bisogno di un appartamento in affitto potrebbe essere danneggiato perché:

il potenziale minor ricorso delle piattaforme telematiche a forme digitali di pagamento nell’ambito delle locazioni brevi potrebbe penalizzare i consumatori finali conducendo a una minore ampiezza e varietà dell’offerta.

Nel frattempo in Parlamento…

Il Partito Democratico e Alternativa Popolare hanno presentato due proposte per dimezzare la cedolare secca dal 21% al 10%. L’obiettivo è spingere i proprietari a dichiarare i redditi da affitti.

13 dicembre 2017: il Consiglio di Stato accoglie il ricorso

Il Consiglio di Stato italiano accoglie la richiesta degli avvocati di Airbnb contro la nuova legge sulla cedolare secca per gli affitti di breve periodo. Nell’ordinanza 5403 del 13 dicembre 2017 c’è scritto che le motivazioni che Airbnb sostiene contro questa nuova norma sono:

meritevoli di attento apprezzamento e come tali devono essere approfondite nella più opportuna sede del merito.

Un bel punto a favore degli americani. Ora il Tar del Lazio deve riprendere urgentemente in mano la pratica che pensava di aver chiuso ad ottobre con una bocciatura.

Cosa cambia per chi gestisce affitti brevi e host Airbnb?

Al momento non succede niente per tutti coloro che usano Airbnb per affittare l’appartamento in città o la casa vacanza. Il Consiglio di Stato ha riaperto la partita. Nei prossimi mesi, il parlamento potrebbe modificare sia le norme che obbligano gli intermediari a versare la cedolare secca sia l’intera legge. Questo avrebbe effetti su tutti quelli che gestiscono affitti di breve durata. Airbnb non è interessa tanto all’aliquota della cedolare secca. È probabile che non cederà fino a quando la procedura non sarà semplificata e non si arriverà ad una soluzione che non la danneggi rispetto agli altri operatori del mercato.

La battaglia di Federalberghi

affitti brevi
Federalberghi contro Airbnb

Federalberghi in questi mesi ha sottolineato più volte la scarsa trasparenza di Airbnb, che considera un soggetto che viola la legge dello Stato. Dopo le parole dell’Antitrust, ha sollecitato qualsiasi amministrazione pubblica a non scendere a patti con gli americani. I titoli dei comunicati stampa del 27 novembre e del 18 sono significativi:

Locazioni brevi, tenere la barra dritta. Nessun accordo con chi viola palesemente le leggi dello Stato

Offensiva e surreale la proposta che riduce al 10% le imposte sui redditi da locazioni brevi. Danni gravi per le imprese e per i cittadini, chiediamo che l’emendamento venga respinto senza esitazioni.

 

La vicenda è diventata quasi avvincente. Gli interessi in gioco sono tanti. Al di là di quelli di un colosso come Airbnb, ci sono però anche e soprattutto quelli di piccoli proprietari e locatori.

Ricevi subito gli aggiornamenti sulla tassa Airbnb per sapere il prima possibile se e quanto dovrai pagare all’Agenzia dell’Entrate.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Edgar Smart Concierge

Edgar Smart Concierge è una piattaforma per la gestione degli ospiti che permette a qualsiasi Host di personalizzare la propria App Concierge per soddisfare le esigenze degli ospiti aumentando i guadagni.

Articoli Recenti

Vuoi rimanere aggiornato?